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Deep Rock Galactic: Recensione

Scritto da in data Marzo 5, 2018 0 491 Views

Il nuovo gioco di Ghost Ship Games è disponibile da qualche giorno in versione preview su Xbox One e PC equipaggiati con Windows 10, godendo tra l’altro del programma Play Anywhere col quale potete acquistarlo su una piattaforma e giocarlo anche sull’altra (ma i patiti di Steam possono comprarlo anche nel negozio di Valve).

Deep Rock Galactic emerge con prepotenza, con tutti i pro e i contro del caso. Giocarlo assieme agli amici risulta infatti molto divertente a causa della necessità di coordinarsi per bene e coprirsi le spalle a vicenda, mentre affrontarlo da soli può rivelarsi un’esperienza sin troppo limitata.

Ho avuto modo di provarlo per qualche ora in versione Xbox One ed è il momento di condividere le mie impressioni. Innanzitutto, l’ambientazione non è delle più originali: come in Astroneer o No Man’s Sky ci si ritrova a esplorare pianeti semi-deserti in cerca di risorse, evitando magari flora e fauna che possano risultarci ostili. Le similitudini però possono fermarsi tutto sommato qui, dal momento che Deep Rock Galactic si allontana dal classico ciclo “raccogli risorse e costruisci qualcosa” per concentrarsi unicamente sulla prima di queste due attività.

E per farlo recluta nientemeno che un gruppo di nani. Mi riferisco alla classica interpretazione fantasy del nano barbuto, robusto e minatore, particolarmente a suo agio con picconi e armi da fuoco. I tarchiati protagonisti del gioco sono, per l’appunto, minatori spaziali mercenari che vengono inviati su pianetini inesplorati in cerca di un prezioso minerale, la Morkite. Estrarre questo materiale richiede innanzitutto la sua individuazione e per questo saremo equipaggiati con strumenti che ci permetteranno di perforare la superficie dei pianeti creando cunicoli. Una volta individuato il minerale basterà picconarlo a dovere per metterlo da parte. Ovviamente non potremo trasportare a mano una gran quantità di pesante Morkite: ecco che entra in gioco il Mulo (o M.U.L.E., per chi vuole cogliere la citazione), un pratico aiutante robotico che si occuperà di trasportare per noi il frutto dei nostri scavi e riportarlo alla base di lancio per riscuoterlo.

 

Oltre alla Morkite nei nostri scavi potremo trovare due ulteriori tipi di risorsa: oro e Nitra. Il primo servirà come valuta per sbloccare potenziamenti per il nostro personaggio mentre la Nitra serve, una volta raccolte ottanta unità, a chiamare un drone di supporto contenente kit curativi e munizioni.

Si, esatto, munizioni. Si, perché scavare attraverso questi infidi pianetini non è certo privo di rischi e i nostri nani lo sanno benissimo: eccoli dunque premunirsi armandosi con svariati strumenti di morte come fucili a pompa e mitragliatori a canna rotante. Scavare può infatti portarci faccia a faccia con creature aliene che non sono propriamente amichevoli, come pietrosi ragni giganti o strane amebe sputacchianti: mettere via il piccone e imbracciare le armi sarà l’unico modo per continuare a lavorare più o meno indisturbati.

Un aspetto intrigante di Deep Rock Galactic è la presenza di quattro classi di personaggi tra cui scegliere. Lo Scavatore (Driller) è quello più adatto a scavare cunicoli (chi l’avrebbe mai detto?), essendo equipaggiato con due trivelle rotanti, senza contare il pratico lanciafiamme che si porta dietro per gestire gli incontri pericolosi. Segue il Gunner, che in pratica è l’esatto contrario, ovvero un nano violentissimo poco portato a scavare ma armato fino ai denti. Infine c’è lo Scout, agile e capace di analizzare l’ambiente circostante grazie ai suoi scanner, e l’ingegnere, in grado di costruire strumenti come torrette difensive e piattaforme mobili. L’equipaggiamento e le abilità di ciascun nano possono venire potenziate durante la missione spendendo l’oro raccolto.

L’esperienza che ho maturato con il gioco mi lascia ben sperare per la sua evoluzione: il sistema di controllo è implementato bene e risulta valido sia per le operazioni di scavo/esplorazione, sia quando si tratta di aprire il fuoco. Inoltre alcune idee, come i robot-aiutanti, aggiungono effettivamente qualcosa all’esperienza di gioco, andando ad agire su alcuni aspetti più tipicamente rognosi di videogame simili (come la necessità di raccogliere risorse e portarle alla base, qui praticamente automatizzata).

Certo, considerando che ogni sessione di gioco ci mette di fronte a un nuovo pianeta senza che i giocatori costruiscano la propria base viene a mancare quel senso di crescita e progressione tipico di Minecraft e compagni. Questa è però una forzatura che viene naturale tirare in ballo quando si pensa a scavare e raccogliere risorse: Deep Rock Galactic ha questi elementi, ma non vuole utilizzarli come fanno tanti suoi colleghi di scavi, focalizzando l’attenzione dei giocatori su scavo ed esplorazione (e annessi combattimenti). Per permettersi di farlo per bene però il gioco deve includere ancora molti elementi: così come viene presentato in versione Early Access o Game Preview è chiaro che alcuni aspetti sono praticamente abbozzati: il margine di crescita è abbondante, anche per stessa ammissione degli sviluppatori, sia sul fronte prettamente tecnico che su quelli del gameplay e della complessità. Mi aspetto che vengano introdotte più risorse (alcune “segrete” già ci sono, per dire…), una più ampia diversificazione dei pianeti e un numero maggiore di nemici differenti.

Poco da dire invece sull’aspetto grafico, gradevole e abbastanza funzionale al gioco, sui controlli – ottimi col joypad – e sulle performance della versione Xbox One (buone). Anche l’uso della visuale in prima persona è azzeccato e rende l’azione più immersiva, costringendo i giocatori a guardarsi spesso le spalle senza potersi affidare a una visuale più ampia. Da notare che, pur essendo in versione Game Preview, Deep Rock Galactic è già ottimizzato per Xbox One X.

 

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