Notizie da non perdere

Recensione di Scribblenauts: Showdown

Scritto da in data Marzo 15, 2018 0 218 Views

Titolo: Scribblenauts: Showdown

Genere: Party Game

Piattaforma: PlayStation 4 / Xbox One (Testata) / Nintendo Switch

Sviluppatore: Shiver Entertainment

Produttore: Warner Bros. Interactive Entertainment

Data di uscita: 8 marzo 2018


 

 

Come on Maxwell, let’s go party 

Era il 2009 e Nintendo era sulla cresta dell’onda. Quattro anni prima Nintendo DS aveva raggiunto le case di milioni di giocatori, seguito a ruota da Nintendo Wii e dalla nascita di quella che la casa nipponica non ha tardato a definire Touch Generation. Nuova generazione, nuovo modo di intendere e di giocare ai videogames: non c’era più soltanto il pad tra il giocatore e il videogioco. Che sia col Wii-mote o con lo Stylus del Nintendo DS, nuove e fino ad allora impensabili esperienze attendevano il videogiocatore e, tra queste, c’era Scribblenauts.

Acclamato dalla critica globale come una vera e propria boccata d’aria fresca, il titolo ebbe tanto successo da permettere a 5th Cell di continuare a produrne sequel, ma questa volta la storia è un po’ diversa. Col passaggio da 5th Cell a Shiver Entertainment, Scribblenauts: Showdown si allontana molto dalla tradizione imposta dai predecessori e tenta di raggiungere nuove vette nel panorama dei party game.

Ad una prima occhiata il titolo sembra piuttosto promettente: diversi minigiochi tra cui scegliere, tre tabelloni, multiplayer locale fino a quattro giocatori, possibilità di creare il proprio Scribblenaut, inclusione di quella che sembrerebbe la classica modalità sandbox… Cosa potrebbe mai andare storto?

Ebbene, dopo un download di soli 1,47 GB (e ringraziamo di cuore Shiver Entertainment per la dimensione estremamente ridotta del file), siamo pronti a rispondere. Let’s get ready to party!

Trame? Dove stiamo andando non c’è bisogno di trame!

Nel 2012, Scribblenauts: Unlimited introdusse, per la prima volta nella serie, una vera e propria trama. Nel 2018, Scribblenauts: Showdown afferma spavaldamente che, per divertirsi con gli amici, questa sia del tutto superflua. O, per lo meno, ci prova.

All’avvio, il titolo ci accoglie con un simpatico menu che presenta sei opzioni, disposte su due righe: Versus, Resa dei conti, Sandbox, Premi, Il mio Scribblenaut e, infine, Impostazioni. Mentre possiamo ignorare quasi interamente la seconda riga di opzioni (con Il mio Scribblenaut, che ci dà la possibilità di creare il nostro, personalissimo, avatar all’interno del gioco, come unico punto di interesse), è nella prima che si concentra la massima parte dell’offerta del titolo.

Le prime due modalità offerte da Scribblenauts: Showdown incarnano più precisamente la visione che Shiver Entertainment ha dell’ultimo arrivato della serie: entrambe sono interamente incentrate sulla competizione tra giocatori e sul completamento di minigiochi, con la modalità Versus che vede due player contendersi il raggiungimento di un dato punteggio in una serie di sfide e la modalità Resa dei Conti che coinvolge, invece, fino a quattro utenti in una sfida che, per molti aspetti, ricalca la struttura generale del più classico Mario Party. Setting che, però, trova sempre meno somiglianze col gigante del party game man mano che il giocatore si addentra sempre di più nella modalità Resa dei Conti.

Iniziamo togliendo il dente che causa più dolore: in Scribblenauts: Showdown sono presenti, a detta degli sviluppatori, “più di 25 minigiochi”. È senz’altro un numero che può far storcere il naso, soprattutto considerato che si tratta di poco più di un terzo rispetto a quanto offerto nell’ultima incarnazione del party game di Nintendo. Non aiuta nemmeno il numero e il layout di tabelloni disponibili: un totale di 3 tabelloni (Piccolo, Medio e Grande) la cui unica differenza risiede, sostanzialmente, nella durata della partita: scordatevi i bivi e le fantasiose possibilità offerte da Mario Party.

Pochi minigiochi, pochi tabelloni, poco sandbox

Nella modalità Resa dei Conti, ogni giocatore comincia la partita con una mano di 4 carte e, all’inizio del turno, ne pesca una. Ad ogni card è collegato un particolare effetto (avanza di quattro spazi, fa indietreggiare un giocatore di due spazi, scambia il posto con un altro giocatore), che si verifica al completamento di uno o più minigames, raffigurati sulla carta stessa. I minigiochi sono, a seconda del tipo di carta, divisi in due gruppi:

• Parole: in cui viene chiesto al giocatore, all’inizio della sfida, di inserire una parola per ottenere un dato bonus, a seconda del minigioco;

• Velocità: minigiochi nudi e crudi.

Alcuni dei minigiochi riescono a regalare minuti di puro divertimento, specialmente se giocati in compagnia. Tra questi, nella categoria Parole, è presente una versione molto “impoverita” di Super Smash Bros: l’utente deve inserire il nome di un’arma da taglio o da fuoco, per poi tentare di raccoglierla prima del proprio avversario e dargliele di santa ragione.

A questi pochi, ma ottimi, minigiochi, se ne affiancano altri piuttosto blandi (ad esempio, in una partita, due giocatori si sono ritrovati in mano uno sfacciatissimo clone di FlappyBird). Insomma, l’offerta complessiva è di qualità buona ma, per un party-game, troppo povera: non saranno rari i casi in cui vi ritroverete a ripetere, più volte, lo stesso minigioco all’interno di una singola partita, soprattutto nella modalità a 4 giocatori.

Se, a questo punto della recensione, la delusione si è fatta cocente, nell’analizzare la modalità Sandbox si è giunti all’incandescenza. Siamo ben lontani dai livelli raggiunti dagli ottimi capitoli che hanno preceduto Showdown.

I livelli sono compressi e molto semplificati, l’ottenimento di Starite è collegato ad azioni semplici e che non richiedono grandi sforzi di ragionamento. Resta però la possibilità di creare le situazioni più impensabili all’interno degli stage, potendo scegliere oggetti ed entità sfruttando un catalogo di oltre 35.000 vocaboli. La modalità Sandbox, inoltre, è anche per due giocatori: il caos che ne deriva può strapparvi più di qualche risata e ha, seppur a malapena, soddisfatto le nostre aspettative. Si tratta di una piccola nota positiva che, tra le varie delusioni sopra descritte, ci ha permesso di rivalutare, in parte, il lavoro di Shiver Entertainment.

…ma questo va visto da vicino o da lontano?

Insomma… è Scribblenauts! Nel passaggio tra 5th Cell e Shiver Entertainment, lo stile grafico del titolo è rimasto invariato. Restano gli splendidi sprite 2D, i fondali piuttosto dettagliati e l’interfaccia cartoonesca tipica della serie. Nulla da ridire da questo punto di vista: su Xbox One S, il titolo non ha alcun tipo di incertezza sul fronte grafico, mantenendo un frame-rate granitico a 1080p, e del resto, non può che essere così. Scribblenauts: Showdown non è proprio un prodotto pensato per spingere la console al limite, ma si limita a fornire un’esperienza fruibile senza alcun tipo di problema.

L’unica nota semi-negativa va fatta sul comparto sonoro, senza infamia e senza lode. Il gioco presenta dei motivetti che, sebbene al primo impatto possano risultare piuttosto orecchiabili, finiscono ben presto per risultare monotoni e poco ispirati, portandovi in breve tempo ad abbassare il volume del vostro televisore.

In sintesi:

Il primo appuntamento tra Scribblenauts e Shiver Entertainment poteva decisamente finire meglio. I contenuti che danno sostanza alla modalità principale di Showdown sono pochi, e alcuni di essi si rivelano ben presto monotoni o pigramente inseriti.

Ciò detto, però, è innegabile che il titolo ben si prestì per una partita mordi e fuggi in Resa dei Conti con altri tre amici (magari accompagnata da un drinking game), così come la cooperazione in Sandbox può animare tranquillamente un pomeriggio o due con un vostro amico.

La natura prettamente multiplayer del titolo ci impone di sconsigliare l’acquisto a chiunque cerca un’esperienza Scribblenauts simile a quella dei predecessori. È vero che la modalità Sandbox è affrontabile anche in giocatore singolo ma, se avete puntato esclusivamente a quella, i tagli subiti vi faranno pentire presto dell’acquisto: Scribblenauts: Showdown nasce come party game e va considerato esclusivamente come tale.

Il prezzo di lancio del titolo, di ben 40 €, sembra davvero poco giustificato dall’offerta costituita dai minigiochi e dalla modalità Sandbox.

Nel complesso, si tratta, comunque, di un prodotto piuttosto fruibile, senza incertezze tecniche e in grado può regalare svariati momenti di divertimento, il che gli permette di raggiungere e superare la sufficienza piena.

Pregi:

• La presenza della modalità Sandbox cooperativa arricchisce il titolo ma…

• La modalità Resa dei Conti può animare diverse serate in compagnia.

• Alcuni dei minigiochi presenti accenderanno la competizione tra i vostri amici.

• Comparto tecnico in linea col resto della serie, nonostante alcune incertezze.

Difetti:

• …l’inclusione di soli 25 minigiochi porterà ben presto una sensazione di monotonia.

• Alcuni dei minigame risultano poco originali o coinvolgenti.

• La modalità Sandbox ha subito drastiche riduzioni rispetto al passato.

• Rapporto qualità/prezzo poco giustificabile.

Lascia un commento su Facebook

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.